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ATTIVITÀ

 

 

Counseling di accompagnamento alla morte

La cultura in cui viviamo immersi non ci aiuta certo a vedere la morte con occhi benevoli. Il più delle volte ce la rappresentiamo come il "nemico", come qualcuno che viene a portarci via chi amiamo. La morte è vista come qualcosa da evitare a tutti i costi e di cui parlare il meno possibile. Mentre abbiamo studiato tutti gli aspetti della nascita, almeno sul piano fisico, nessuno sembra pensare che anche la morte meriti la stessa attenzione.

Eppure non esiste vita senza morte. Lo sappiamo fin dall'inizio.
Ma sembra che per la maggior parte di noi questo non rappresenti uno stimolo a cercare di saperne di più, di questa misteriosa e temuta morte. La nostra società ci offre una grande scelta di distrazioni per aiutarci a dimenticare che siamo mortali. Così, il più delle volte arriviamo alla morte, dei nostri cari, o nostra, totalmente impreparati. E purtroppo non ci sono molte persone che sappiano affrontare la morte con serenità o che sappiano parlarne con cognizione ed esperienza.

Oggi si stanno diffondendo a macchia d'olio gli hospice, istituti preposti all'assistenza terminale di coloro che non possono, per motivi diversi, trascorrere le ultime settimane di vita a casa propria (e parallelamente, si sviliuppano i servizi di hospice a domicilio). Ma sono sorprendentemente ancora poco noti.

E nonostante tra le prestazioni che l'hospice afferma di garantire siano solitamente elencate anche l'assistenza a livello sociale, psicologico e spirituale, le ultime due sono solitamente quelle più trascurate, come spesso avviene nella nostra società materialista, dove ci si preoccupa in primo luogo del piano fisico.
L'assistenza spirituale di norma è delegata a un religioso rappresentante della Chiesa cattolica. Con tutto il rispetto per il lavoro che queste persone svolgono, l'assistenza spirituale dovrebbe in realtà essere qualcosa di ben più ampio, poiché "spirituale" non coincide affatto con "religioso".

Mentre sul piano dell'assistenza terminale al corpo fisico siamo ormai molto avanti, ed esistono medici specializzati proprio nelle cure palliative, cioé nel garantire al paziente una condizione di comfort fisico adeguata senza necessariamente sedarlo del tutto o renderlo incosciente, sugli altri piani dell'assistenza c'è ancora molto lavoro da fare.

Per fortuna esistono persone a questo mondo che hanno fatto dell'assistenza ai morenti la loro ragione di vita. Personaggi come Cicely Saunders (fondatrice del primo Hospice moderno), Steven Levine, Elizabeth Kuebler-Ross, Marie De Hennezel, Frank Ostaseski e tanti altri hanno coraggiosamente spianato la strada nell'arte di accompagnare i morenti. Alcuni di loro hanno tratto ispirazione dalla tradizione buddista, che fra tutte è sicuramente quella che si è concentrata sulla morte come oggetto di studio e come strumento per la conoscenza di sé, ma altri hanno attinto solamente alla propria umanità e spiritualità interiore.

Chi accompagna i morenti non fa riferimento ad alcuna religione specifica e rispetta nella maniera più assoluta le credenze del morente. Il suo ruolo consiste nell'offrire al morente, e solitamente anche ai suoi cari, un ascolto empatico e accogliente, uno spazio all'interno del quale sia possibile parlare di tutto, in primo luogo della morte stessa. Perché la cosa più difficile, per il morente, è proprio spesso l'assenza di verità che lo circonda, l'atteggiamento di negazione da parte di parenti, amici e magari anche infermieri e assitenti a vario titolo.
Proprio perché non c'è dimestichezza con la morte, è facile sfuggire o negare. E naturalmente entrano anche in gioco meccanismi di proiezione delle proprie paure, o problemi di relazione e di comunicazione col morente ormai consolidati negli anni.
Ma il morente ha bisogno di verità, ha bisogno di sentirsi accolto così com'è, nella sua fragilità e con le sue paure, senza giudizio. Ha bisogno di chiudere le cose lasciate in sospeso, di salutare, di sentire che gli altri sono disposti a lasciarlo andare.
Su tutto questo lavora il counselor attivo in questo campo, nel rispetto dei tempi e dei modi di ognuno, senza forzature, ma senza negazioni o chiusure.
Oltre ad assistere il morente, il counselor può anche assistere i familiari nella difficile arte dell'accompagnamento.
Il lavoro può essere svolto presso gli Hospice o presso il domicilio del morente.

 


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