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ATTIVITÀ

 

 

Tutti insieme rispettosamente
articolo di Elena Grassi

dalla rivista "Passione cani" n. 6, 2002

 

Tutti insieme  rispettosamente

Mercoledì 3 luglio si è svolta, sulle colline di Ozzano dell’Emilia (BO) la seconda edizione della manifestazione “Tutti insieme rispettosamente”, organizzata da Alberto Perdisa Editore, incentrata quest’anno sul tema “I bambini e gli animali”.

Alberto Perdisa Editore è una giovane casa editrice che fin dall’inizio della sua attività si è specializzata nella pubblicazione di volumi che aiutano ad impostare un corretto rapporto fra uomo, ambiente e animali. L’originalità del lavoro svolto da questa casa editrice sta anche nella sua azione diretta sul territorio, in collaborazione con le realtà locali. In questo spirito si svolge ogni anno questa manifestazione, che vuole essere un momento di incontro e dibattito tra chi lavora per migliorare il rapporto tra l’uomo e gli animali e, perché no, anche un’occasione per divertirsi un po’ insieme.
Dopo la pet-therapy, argomento dell’edizione del 2001 (anche in vista della realizzazione di un centro di pet-therapy proprio su iniziativa delle edizioni Perdisa, prevista per il prossimo anno), quest’anno si è parlato di zooantropologia didattica, termine forse un po’ altisonante che sta ad indicare tutte quelle iniziative, quali progetti formativi, esperienze e programmi dedicati alle scuole, per insegnare ai bambini (e attraverso di loro quindi anche alle famiglie) ad avere un corretto rapporto con gli animali.
Dopo il saluto dell’editore Alberto Perdisa e l’intervento dell’assessore alla sanità del Comune di Ozzano Franco Fae, il dibattito è entrato nel vivo con le parole del zooantropologo Roberto Marchesini.
Marchesini ha sottolineato l’importanza che gli animali hanno avuto nella storia dell’evoluzione umana: «Non rendendosi conto di quanto ha avuto dall’animale, l’uomo ancora tende a impostare la sua relazione con esso su un concetto pietistico di protezione e cura. Il rapporto uomo-animale deve invece essere ripensato in modo nuovo. Senza un rapporto con l’animale l’uomo non esiste, non c’è umanità. L’umanità è fondata sulla relazione con l’alterità animale. Questo rapporto è quello che ci consente di realizzare le cose più belle dell’essere umano.» Marchesini ha poi proseguito parlando della Scuola di Interazione Uomo-Animale (vedere box).
Successivamente, Marco Pietrosante, presidente dell’Ordine dei Veterinari della Provincia di Bologna, ha parlato di come il veterinario, in ambulatorio, possa contribuire ad impostare una corretta relazione con l’animale, e il tramite educativo che egli può rappresentare, tra genitori, animali e bambini, i quali di solito lo ammirano e lo idealizzano.
«Il rapporto bambino animale - ha detto Pietrosante - è istintivo, naturale. Proprio perché è istintivo, nel momento in cui un veterinario partecipa alla discussione in merito a questo rapporto, il suo compito è quello di fare maturare questo rapporto e perfezionarlo nei suoi aspetti.»
Sono seguite testimonianze dirette dai protagonisti di alcune realtà dove già si sono svolte esperienze di realizzazione di programmi di interazione uomo-animale. Il primo riguardava la Scuola elementare Quaquarelli di S. Giovanni in Persiceto (BO), a opera dell’AIPeT (vedere riquadro). Il secondo si è svolto ad Alessandria, presso la Scuola dell’Infanzia Galilei, con bambini tra 3 e 6 anni.
A seguire, Federico Samaden, della comunità di San Patrignano, ha parlato del progetto didattico “un animale per crescere”, proponendo un approccio più naturale e umile, e mettendo in guardia rispetto a possibili “derive”:
«Io credo che questo sia il punto che l’uomo deve rivalutare: ritrovare un corretto rapporto con la vita. Per questo abbiamo molti problemi nella nostra società, perché si è perso il rispetto fra forme di vita e si è spezzata l’armonia fra piante, animali e esseri umani. Quindi ora ci ritroviamo in un’epoca in cui ci rivolgiamo agli animali. Fioriscono convegni, fioriscono iniziative. Esiste in Trentino un centro, che si chiama “Cani da vita”, in cui si svolge un lavoro con cani addestrati e ragazzi handicappati dei centri ANFASS; ne abbiamo circa 40 la settimana.». E ha proseguito: «Io sono veramente contento che si promuova la cultura dell’animale, ma vedo un grandissimo rischio: che l’uomo si attacchi a questa cultura, che doveva essere soprattutto la cultura della semplicità, dell’umiltà, del ritrovare un filo che ci lega tutti quanti nell’uguaglianza, e agisca con una mentalità distorta, perché purtroppo siamo figli di un’epoca in cui ci il filo che ci lega a ogni forma di vita è un filo molto lieve che molti di noi hanno perso. Io vedo il rischio che l’uomo, con i propri condizionamenti, approcci questo argomento degli animali creando degli ulteriori specialisti, delle ulteriori specializzazioni, delle ulteriori categorie, delle ulteriori fasce sociali (...), con un fiorire di blocchi spesso in contrapposizione fra di loro, blocchi che diventano quasi blocchi di interesse, scontri di potere, e se dovesse essere questo il futuro dello sviluppo con l’animale, allora noi abbiamo rovinato anche gli animali.»
Dopo la cena, rigorosamente vegetariana, e un po’ di musica, si è tornati alle cose “serie”, e si è parlato anche del fenomeno dell’abbandono: è stata presentata infatti per la prima volta al pubblico l’anagrafe canina informatizzata della regione Emilia Romagna, attraverso la quale sarà possibile, attraverso il micro-chip, riunire rapidamente cane e proprietario.
Per favorire il coinvolgimeno del pubblico e in particolare dei bambini, decisamente numerosi, nella seconda parte della serata, Luigi Rimoldi, del GIAC di Cremona (Gruppo Interazione Animali Compagnia), ha dato un piccola e semplice dimostrazione di quale sia il modo più corretto di avvicinare l’animale: spesso quelle che per i bambini (ma anche per gli adulti) sono dimostrazioni di affetto, possono essere vissute dall’animale come piccole ‘torture’ o brusche intromissioni nel suo spazio vitale, mentre basta davvero un minimo di attenzione per entrare in relazione con l’animale rispettando la sua natura e le sue esigenze. Alcuni padroni di “cani qualunque” che hanno frequentato i corsi del GIAC hanno dimostrato come qualche lezione di educazione sia sufficiente a rendere più semplice la vita a cane e padrone (riducendo la tensione per entrambi) in un ambiente complesso e innaturale come la città.
Anche se le situazioni mostrate erano situazioni di vita quotidiana, Rimoldi ha sottolineato che: «Una cosa da sfatare è che siano solo i metodi cruenti a dare soddisfazione dal punto di vista performativo. Questi cani che abbiamo visto non devono fare gare, ma anche volendo portare al massimo l’espressione della competitività, conoscendo e utilizzando gli stessi metodi, si può fare anche questo. Camilla (uno dei cani presenti, n.d.r.) è un cane brevettato per il soccorso, e sta lavorando come cane da elicottero. Ciò non toglie che sia un ottimo cane da compagnia, e non toglie che queste tecniche, naturalmente studiate ad hoc, siano molto valide anche dal punto di vista dell’addestramento agonistico o professionale.»
Per chi volesse maggiori informazioni:
G.I.A.C. SCIVAC
Via Palazzo Trecchi
26100 Cremona
paola@scivac.it
Tel. 0372/403508
La serata è stata rallegrata anche dalla presenza del clown Bolla e da numerosi banchetti e punti informativi dell’associazionismo animalista e ambientalista locale, in uno spirito di collaborazione.

BOX
Scuola di interazione uomo animale
La Scuola di Interazione Uomo Animale è un progetto promosso dal Centro di Bioetica e Pedagogia della Complessità con sede a Bologna, e dalla Società Italiana di Scienze Comportamentali Applicate con sede a Cremona, con il patrocinio della Federazione Nazionale degli Ordini dei Veterinari Italiani (FNOVI), che si pone l’obiettivo di realizzare un programma nazionale di zooantropologia didattica omogeneo su tutto il territorio e in grado di educare al rapporto con l’animale, nonché di fare ricerca e promuovere le valenze psicologiche, formative, educative e didattiche della referenza animale.
Roberto Marchesini, direttore della Scuola stessa, docente di Scienze comportamentali applicate in alcuni atenei italiani, responsabile del Comitato di Bioetica della Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari e vice presidente della SISCA, ha così parlato della Scuola durante il suo intervento:
«Vogliamo fondare un progetto educativo per i bambini - assistenziale o consulenziale - fondato su questa consapevolezza: che l’uomo non è autosufficiente, cioè che l’uomo ha bisogno degli animali, e che l’arroganza antropocentrica deve cadere. La relazione con l’animale è una relazione operativa, non solo di accudimento. È una relazione basata sulla collaborazione, sul reciproco rapporto, e sulla volontà a portare a eccellenza questo rapporto. Quindi è necessario formare delle figure professionali che siano in grado di essere degli operatori consapevoli della relazione uomo animale. Prima di tutto dei veterinari in grado di conoscere le scienze comportamentali applicate, quindi esperti in etologia applicata, in psicologia dell’apprendimento, in medicina comportamentale, in zooantropologia.
La seconda figura importante è quella dell’educatore-istruttore cinofilo. Non abbiamo più bisogno di semplici addestratori, che lavorano sulla prestazione. Gli animali non sono degli strumenti, non sono degli zimbelli. Abbiamo bisogno di persone che lavorino sul rapporto, cioè educatori capaci di portare a eccellenza la relazione tra i due partner. Questa figura unisce varie componenti. Anzitutto la componente etica: non si utilizzano stimoli avversativi, cioè stimolazioni dolorose oppure legate alla paura, bensì si utilizzano solo stimoli appetitivi, che possono essere un premio quando l’animale fa bene, o interrompere l’interazione quando l’animale fa male (sto giocando col cane, il cane si comporta male, smetto di giocare). Poi c’è una componente più legata alle scienze comportamentali, cioè l’educatore deve essere in grado di comprendere che gli animali non sono macchine, ma che sono entità cognitive e che quindi vanno educate e istruite dando loro gli strumenti per realizzare una vita corretta nell’ambiente.
La terza figura sono gli operatori. Oggi non è più sufficiente avere degli operatori zoofili armati semplicemente di amore. Le persone che vogliono lavorare con gli animali, e che vogliono dare tutto il loro affetto, tutta la loro dedizione, devono imparare che è necessario, per assicurare il benessere agli animali, conoscerne le caratteristiche. È indispensabile che il volontario faccia dei corsi e diventi quindi preparato a lavorare nelle diverse situazioni.
Ecco allora che queste strutture possono diventare luoghi di incontro. Un canile non è più semplicemente un luogo di pietà, ma è un luogo di lavoro, dove persone e animali lavorano. Un cane non vuole rimanere nel dolce far niente; la cosa più importante per lui è lavorare, è fare attività, è collaborare col proprio partner. Quindi oggi ci vuole un canile che sia di servizio e non più semplicemente un ospizio, un manicomio o un carcere per cani.
Si ottiene così un centro che può avere più funzioni: può essere educativo, formativo, di pet-therapy, e canile, cioè un luogo che dà alla cittadinanza più servizi.
Solo se valorizzeremo la relazione saremo in grado di valorizzare l’animale.»
Per informazioni:
Centro Studi di Bioetica e Pedagogia della Complessità
Casella postale 21
40018 San Pietro in Casale (BO)
Tel e fax 051/810387
E-mail: qbioetic@tin.it

BOX
Il Progetto delle scuole elementari “Quaquarelli”
Si tratta di un progetto svolto dalla AIPeT, associazione senza fini di lucro che si occupa di terapia con gli animali.
La psicologa della AIPeT, Elisabetta Satta, ha sottolineato che ogni programma richiede la presenza di almeno 4 figure:
- un educatore cinofilo
- un pedagogista
- uno psicologo
- un veterinario.
Stefano Barbieri, educatore e istruttore di cani da assistenza, ha illustrato il progetto, partito nell’ottobre 2001, che riguardava un’attività assistita dagli animali per le classi seconde elementari: «Abbiamo indicato ai bambini come approcciarsi ai cani. I veterinari ci dicono che spesso che i morsi dei cani capitano con bambini al di sotto dei 14 anni e con cani che vivono all’interno della famiglia.»
C’erano anche due bambini con handicap fisico, e 2 con problemi relazionali.
A questo proposito è intervenuta Alice Milano, pedagogista della AIPeT, spiegando che in questi casi si lavora su due dimensioni:
- la dimensione della regola. Un bambino in situazione di handicap, o che comunque ha subito un trauma, vive una situazione di scollamento e di grande ansia rispetto alla realtà esterna. Imparare la regola, che è però una regola che ha significato, perché è condivisa insieme all’animale e porta a dei risultati concreti, aiuta il bambino e sentirsi rassicurato, e a poter interpretare la realtà in modo corretto e armonioso.
- la dimensione della fisicità: è fondamentale nel rapporto bambino-animale. Imparare a prendersi cura dell’animale significa anche imparare a prendersi cura di sé. Si tratta quindi di un’esperienza di reciprocità più diretta con l’animale, non mediata dalle parole. In questo modo il bambino impara la relazione con l’altro. Non dimentichiamo che l’animale è “l’altro” per eccellenza, è qualche cosa che è completamente diverso da noi, ed è proprio la relazione con l’altro che fa crescere.
Per maggiori informazioni: Stefano Barberi marlene_s@libero.it


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